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lunedì 20 aprile 2009

Pensieri sparsi: Paolo Barnard


Paolo Barnard,un uomo che non conoscevo e che ho scoperto quasi contemporaneamente al suo ritiro dalla scena pubblica.
E’ in realtà molto conosciuto, giornalista, scrittore, autore di indagini e servizi televisivi di grandissimo spessore.
In questi giorni, dopo anni di tentativi e frustrazioni, lascia il campo (almeno quello mediaticamente e virtualmente visibile, la sua strada ovviamente continua…) demoralizzato dal Sistema e ancor di più dall’Antisistema (Grillo, Travaglio, Stella e… compagnia bella!).
Chi voglia approfondire le sue visioni e le sue motivazioni può farlo sul suo sito e grazie a questa intervista .

Per quanto ci riguarda, vorrei dedicarci queste sue parole:

“È terribile la disistima di cui siamo vittime. Dalla scuola -e ancor prima dalla famiglia- la nostra autostima esce distrutta. Ma perché non ci aiutiamo l’un l’altro ad amarci di più? Che non vuol dire andare in piazza. Vuol dire partire dal figlio, dalla moglie, da chi abbiamo vicino. Occorre incoraggiare le persone a sentirsi degne. Le persone sono bombe di potenzialità che si fanno piccole così. Tantissime persone si illuminano quando vedono che qualcuno li ascolta. Ma conosco pochissime persone che ascoltano qualcuno a prescindere. Occorre aiutare le persone a sentirsi amate, non dobbiamo fare altro. “

E’ per me incredibile trovare in quello che personalmente reputo un giornalista o meglio un “attivista informatore” formidabile, questa visione così semplice, così bella. Sono parole che fanno eco a quelle di Silvano Agosti. Sono parole che possono essere nostre. E’ questa la vera ed unica politica.
A tutte e tutti noi l’invito e l’augurio di praticarla, quotidianamente…

martedì 24 marzo 2009

Pensieri sparsi: La libertà come stile di vita!


Tom Hodgkinson, classe ’68 è direttore di “The Idler” , un libro rivista semestrale , ormai un cult in Inghilterra, dove diversi scrittori esaltano i piaceri dell’ozio e combattono l’idolatria del lavoro. Pubblichiamo qui sotto il suo Manifesto:

• La religione dell’industria ha trasformato gli esseri umani in robot del lavoro
• Gioia e saggezza sono stati rimpiazzati da lavoro e preoccupazione
• Dobbiamo difendere il nostro diritto ad essere pigri
• Il lavoro ci ruba il tempo
• Produttività e Progresso hanno generato ansia e disagio
• La carriera è un fantasma
• Il denaro è una costruzione mentale
• Non c’è nulla che deve essere fatto per forza
• Sii buono con te stesso
• Resta a letto
• L’inazione è la fonte della creazione
• Arte, persone, vita
• Pane, pancetta, birra
• Non legarti a niente
• Prima vivere poi lavorare
• Non sapere niente
• Il tempo non è denaro
• Smetti di spendere
• Lascia il lavoro
• Studia l’arte di vivere
• Chi vive piano muore vecchio
• Non fare niente
• Possiamo crearci il paradiso

Vi consigliamo vivamente i suoi libri (“L’ozio come stile di vita” e “La libertà come stile di vita”). Riuscendo a leggere fra le righe della sua ironia, infatti, è possibile farsi permeare, grazie anche ai tanti esempi e citazioni, da un approccio verso il quotidiano davvero liberante.
Non è una visione riservata a fricchettoni ed emarginati, è invece un modo per riformulare le nostre priorità, prendere in esame tutto quello che diamo per scontato, iniziando appunto dall’idolatria del lavoro, fino a riconquistare sempre più spazi liberi dall’ansia…
Insomma, ne vogliamo parlare?

martedì 17 marzo 2009

Pensieri sparsi: Et voilà!


Ebbene Oui,
come dicevamo proprio nel post di ieri, il nuovo paradigma inizia ad affacciarsi...perfino su "Che tempo che fa", la trasmissione televisiva della RAI condotta da Fabio Fazio!
Pochi giorni fa infatti, è stato ospite della trasmissione Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all'Università di Parigi XI e all' Institut d'études du devoloppement économique et social (IEDS) di Parigi.

E' uno dei più conosciuti teorici e sostenitori della Decrescita, su cui ha scritto numerosi trattati tra i quali "La scommessa della decrescita" edito Feltrinelli e "Breve trattato sulla decrescita serena" edito Bollati Boringhieri.

Riportiamo alcune sue brevi riflessioni:
" Uno scienziato francese, Hubert Reeves, molti anni fa raccontava questa favola. Un giorno un vecchio pianeta nelle sue divagazioni incontra la Terra che non aveva visto da alcuni milioni di anni. Allora dice: «Come stai?». La Terra risponde: «Non mi sento molto bene, credo di avere una malattia mortale». «E come si chiama questa malattia?». «Si chiama umanità». «Ahh – conclude il vecchio pianeta –, anch’io l’avevo presa alcuni milioni di anni fa. Ma guarisce da sola, si autodistrugge».
La scommessa della decrescita è diversa. Non pensiamo che l’umanità sia una specie votata al suicidio, o che non ci sia speranza. Pensiamo infatti che il suicidio faccia parte dell’essenza della società della crescita, ma non di tutte le società umane. Che la nostra società, la società moderna, sia candidata al suicidio ma non l’umanità in quanto tale. La decrescita scommette che sia possibile salvare l’umanità, ma solo a condizione di uscire dal paradigma della modernità, della società della crescita.
L’economia come la intendiamo nel senso moderno, come sinonimo di economia di mercato, capitalista, si fonda sull’idea dell’accumulazione illimitata e del consumo illimitato. Quindi la decrescita segnala la necessità assoluta di uscire dall’imperialismo dell’economia, dall’"economicizzazione" del mondo e, di conseguenza, dalla colonizzazione del nostro immaginario ad opera del mercato.
Invece di prendere come slogan, come fa il governo francese attuale, «lavorare di più per guadagnare di più» Ivan Illich diceva «lavorare di meno per vivere meglio». Di sicuro lavorando meno si produrrebbe meno o si distruggerebbe meno il pianeta e avremmo più tempo per godere della vita, per ritrovare il senso della vita. Forse meno ricchezze in termini di prodotto interno lordo ma più richezze in termini di vita, di ricerca del piacere e della felicità."

Se tesi simili iniziano a circolare addirittura fra il grande pubblico, fra poco forse smetteranno di prenderci per matti...

domenica 8 marzo 2009

Pensieri sparsi: per una nuova cultura, vasta e inarrestabile!



“Credo che ogni pittore dovrebbe avere una sua piccola galleria dove esporre al mondo i suoi quadri, ed ogni scultore le sue sculture e così pure ogni musicista la sua saletta di concerto e ogni cineasta il suo piccolo cinema dove mostrare i propri film e i film più amati del passato e ogni scrittore avere la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri romanzi. Così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova cultura, vasta e inarrestabile”.

Sono parole di Silvano Agosti (il grassetto è nostro), il quale ancora una volta riesce ad esprimere con semplicità e forza idee realmente alternative, creative, rivoluzionarie.
Nel nostro piccolo, a VillaVillaColle, stiamo cercando di metterle in pratica e quella che vedete nella foto è la nostra nascente piccola galleria!
Una creativa Domenica a tutti noi!!

giovedì 5 marzo 2009

Pensieri sparsi: Il nuovo paradigma alternativo è...vecchio come l'essere umano!


Ci hanno raccontato che poco tempo fa un giovane animato da buoni propositi abbia manifestato a Silvano Agosti la sua volontà di entrare in politica. Silvano gli ha risposto chiedendogli perché volesse diventare una marionetta. “Se vuoi fare politica creativamente vai a bussare alle porte dei tuoi vicini, comunica loro che se hanno bisogno di te per qualche ora tu ci sei. Spiega bene che non vuoi esser pagato e che, semmai, ricevere da loro un fiore ti renderà contento.”.
Ecco un bel modo di fare politica! Ognuno di noi ha cento occasioni quotidiane di sperimentare questo tipo di creatività, che non ha niente a che fare con l’esser caritatevoli... La crisi, la disoccupazione, la precarietà possono allora diventare un’opportunità per riappropriarsi di questa dimensione legata al Dono, alla Cura, ad un paradigma che,come sostiene Genevieve Vaughan (forse la maggior teorica del’economia del dono) è realmente alternativo a quello che ci è crollato addosso. Anche l’esempio di Cecille Andrews, di cui abbiamo già scritto, si muove in questa direzione. Quindi non temete di esser presi per idealisti strampalati, non dobbiamo esser noi a giustificarci davanti ad un modello che si è dimostrato perdente su tutti i fronti. Il dono è un principio di economia di base e principio di vita per l’essere umano (che senza la cura gratuita delle proprie madri non potrebbe proprio sopravvivere…). E’giunto il momento di lasciarlo emergere nelle nostre quotidianità, mettiamoci tutte le nostre energie creative!

giovedì 26 febbraio 2009

Pensieri sparsi: Viaggi di scoperta


Conoscete Servas, Hospitality Club, e Couch Surfing? Se non li conoscete andate a visitare i nostri link, scoprirete così centinaia di migliaia (davvero!!) di occasioni per viaggiare e far vacanza in tutto il mondo senza spendere un euro!
Cosa ha in comune VillaVillaColle e l’idea del B&B&B con queste realtà? Il riscoprire un tipo di ospitalità che si svincoli dalla prestazione economica. L’offrire la possibilità a tutti di visitare posti magnifici, incontrare nuovi popoli, persone,amici. La promozione e riscoperta dell’economia del Dono.
Cosa invece rende diversa l’esperienza di VillaVillaColle? Forse il fatto che fin dagli anni ’90, quando abbiamo iniziato ad entrare nel vasto mondo del “sociale” italiano ed estero, ci siamo sentiti più vicini alla politica dell’insegnare a pescare più che del regalare il pesce.
Sia ben chiaro: non pensiamo che una sia migliore dell’altra, la scelta oltre che personale, dipende da una lunga serie di motivi e circostanze.
Quindi il fatto di richiedere una forma di baratto in cambio dell’ospitalità a VillaVillaColle pesca (per rimanere in tema…) in questo approccio, nel chiamare ad una partecipazione attiva, responsabile ognuno di noi.
Il barattare, per noi, è un invito a riscoprire il proprio valore, le proprie ricchezze interiori. Il proprio saper fare, saper donare, mettersi in una posizione creativa e propositiva, anche fosse solo per farsi una piccola vacanza al mare. Farlo però non in un’ottica di performatività e prestazione obbligatoria ma, semplicemente nell’ottica dell’incontro, dello scambio, del dono libero e reciproco.

Pensieri sparsi: Ubuntu!!!



Ubuntu, potrebbe sembrare ma non è una parola sarda! Noi non la conoscevamo (anche se dovrebbe essere piuttosto famosa, in quanto alla base del processo di riconciliazione del Sud Africa).
Ubuntu è un aspetto fondamentale della visione africana del mondo, riguarda l’essenza più intima dell’essere umano. Difficilmente traducibile in una lingua occidentale ci viene spiegata così: “La mia umanità è inestricabilmente collegata, esiste di pari passo con la tua. Io sono umano perché appartengo, partecipo, condivido. Esiste alla base di Ubuntu la credenza in un legame universale di scambio che unisce l’intera umanità”.
Che bella visione!
Se volete approfondire, potete vedere il bel film “In my Country” che parla della commissione di Verità e Riconciliazione, con Samuel L. Jackson e Juliette Binoche, preparate i fazzoletti però…

venerdì 19 dicembre 2008

Dire fare barattare: e dopo il B&B il ristorante...


Si sa, il mondo è piccolo... E così due giorni fa, pranzando insieme ad una coppia di amici inglesi, da poco conosciuti, mentre raccontavamo loro di VillaVillaColle, scopriamo che hanno già in cantiere un progetto affine.
Un locale dove trovarsi per mangiare e bere, per parlare e confrontarsi, senza bisogno di euro, basato solo sul baratto.
Tutti possono entrare e consumare,nessuno porterà loro il conto.
Chi vorrà, magari la volta successiva, si ricorderà di portare qualcosa in cambio dell'ospitalità ricevuta. Il cibo certo sarà gradito, così potrà subito essere riutilizzato nel locale, ma anche qualsiasi altra cosa le persone vorranno donare sarà ben accetta.
Non è fantastico?
Uscire dall'obbligo di pagare qualsiasi cosa.
E se io ho un pezzo di terra dove Madre Terra mi regala (con un po' di sudore...) i suoi frutti, una bella cantina in paese dove accogliere 1, 10, 100 amici e la voglia di farlo, allora oltre a esser fantastico è anche possibile, qui e ora.
E bravi i Britanni!!